"Nove lune e mezza", il film in cui l'amore arriva al punto più alto

Sapete chi è Claudia Pugliese?

 

È un’attrice italiana che ha studiato recitazione a Roma, lavorate in teatro e ha partecipato a diverse serie televisive e film. Ora partecipa a Nove Lune e mezza, una commedia sulla maternità, la famiglia e la libertà di scelta.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Donne, famiglia, sorellanza, maternità, libertà e amore sono alcuni degli argomenti di quest’opera di Michela Andreozzi. Ma come si sviluppa questo film? Ci sono due sorelle, una di loro vuole un figlio ma non ci riesce, l'altra non ne vorrebbe affatto, nonostante ciò, grazie all’amore che sente per la sua sorella, decide di accogliere nella propria pancia il bimbo.  Claudia ha definito una posizione al riguardo: una donna che non ha figli è una donna completa, e non a metà. Dice che essere genitori è, sicuramente, un passaggio interessante ma che non è necessario.

 

I figli sono una magia. CI abbiamo provato, l’estate di un anno fa, niente. Mi ero detta: vabbè, il corpo è cambiato, mettiamoci una pietra sopra. E invece ora Nina ha scelto noi. Come io 36 anni fa ho scelto la mia famiglia. Tutti lo facciamo. I figli arrivano dove vogliono, nelle braccia di chi vogliono.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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L’opera è piena di sensibilità tutta femminile e riesce a trattare argomenti che sono ancora scomodi non solo in Italia ma nel resto del mondo, come quello dell’utero in affitto, l’omogenitorialità e un mondo maschile poco pronto per stare al passo con quello femminile.

 

Per quanto riguarda la genitorialità, una anche omosessuale, Claudia (il suo personaggio) dice ad un certo punto “un figlio tuo però è tutta un’altra cosa”.

Ma nella vita non c’è una regola. Comanda il desiderio. Io sogno un domani di adottare, ampliarci in altre forme. E non ci vedo nulla di male. Ma adesso devo concentrarmi, essere brava e pensare al primo più che alla seconda. Ce l’ha chiesta lui, ma ora capisco che è felice, e insieme turbato. COme se dentro avesse un disagio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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È un film artigianale con un lavoro di fotografia fantastico. Il film intende sollevare quesiti, ma senza perdere la leggerezza e il divertimento. Con l’intelligenza, garbo, un po di ironia e giochi de parole si parla delle donne e del loro mondo in cui tutte le persone hanno spazio.

 

"Le donne sono al centro del film e sono raccontate in tutto il loro essere", ha spiegato la Andreozzi. Dice anche che ci sono tante le donne che si sono realizate con la loro professione e che non hanno bisogno di essere madri. Anche ci sono quelle donne che la cercano ma non la ottengono (come nel casi di questo film), poi quelle che la ottengono senza averla cercata. Pertanto, la donna non deve per forza essere madre. 

 

Che ne pensate voi? Perché non vedere l'utero in affitto come un atto d'amore?

 

Fonte: Fonte: Vanity Fair

 

 

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